L’ Italia un paese di anziani

Il Rapporto annuale del 2018, tracciato dall’Istat, rivela che l’Italia è un paese che registra un declino demografico, a fronte di un invecchiamento crescente.

Con tali caratteristiche, l’Italia diventa il secondo paese più vecchio al mondo, dopo il Giappone.

Secondo la stima, al 1 gennaio 2018 sono stati registrati 168,7 anziani ogni 100 giovani. Inoltre, la situazione della natalità non migliora il quadro generale, in quanto per il nono anno consecutivo, si registra una diminuzione delle nascite.

La presenza degli stranieri denota una struttura per età più giovane, rispetto a quella italiana, ed anche una fecondità più elevata, ma ciò non modifica l’andamento della popolazione che tende ad invecchiare sempre di più.

Cercando di analizzare le cause di simili tendenze, possiamo formulare alcune considerazioni.

In Italia, la popolazione invecchia ma lo fa anche in maniera positiva, ciò significa in buone condizioni di salute. Proprio l’aumento dell’ età delinea l’uscita dall’ età feconda di generazioni numerose di donne, mentre coloro che potrebbero ancora avere un figlio, circa un quarto della popolazione, dichiara una scarsa propensione a procreare.

Inoltre, si alza anche l’età in cui si diventa genitori, passando dai 26 anni del 1980 ai 31 del 2016. In realtà, non bisogna pensare che il calo demografico dipenda da una diminuzione del desiderio di maternità. Entrano infatti in gioco fattori più ampi e meno personali, quali l’attuazione di un atteggiamento di continuo rinvio.

Con tale affermazione, ci si riferisce allo spostamento in età sempre più avanzata dell’ allontanamento dalla casa dei genitori, con conseguente slittamento anche della formazione di un nuovo nucleo familiare.

Esistono delle cause per il verificarsi di quanto appena detto.

Al giorno d’oggi, si intraprendono percorsi di studio sempre più lunghi e la difficoltà a trovare un lavoro stabile determina un continuo spostamento della partecipazione ad una unione che sia duratura nel tempo.

Inoltre, occorre anche sottolineare che la difficoltà di conciliare lavoro e vita familiare influisce notevolmente sulla diminuzione del tasso di natalità.

Un tempo, la rete di rapporti parentali poteva far fronte a numerose esigenze, per aiutare nella crescita dei figli. Ora il lavoro porta lontano dalla famiglia di origine e ciò implica una serie di complicazioni nel ménage familiare a cui dovrebbe far fronte l’assistenza statale.

Basti considerare quanto avviene nei Paesi Scandinavi e del Nord Europa, dove la natalità rivela dati decisamente migliori, proprio perché avere almeno due o tre figli non risulta un problema dal punto di vista quotidiano, grazie alle varie forme di assistenza garantite dallo Stato.

Comunque, il fatto che l’Italia sia un paese di anziani non deve risuonare soltanto come un dato negativo, tutt’altro. Esso significa anche che le aspettative di vita sono decisamente migliorate negli anni e che lo stato di salute della popolazione è molto buono.

La dieta mediterranea, l’attività fisica quotidiana, la possibilità di mantenere rapporti sociali sono tutti fattori che permettono di allontanare il declino dovuto all’età e mantengono le persone in condizioni di benessere sia fisico che mentale più a lungo.

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